Densa, intensa e frutto di una ricerca alquanto profonda questa proposta di Pier Maria Galli. Il passaggio dal verso alla prosa, dall’incanto romantico al quotidiano, marcano con tanta semplicità e facilità una ricerca molto ben radicata nella scrittura dell’autore. Come su “Gli uomini belli”, anche nei cortometraggi, vi è un iter compreso tra la fantasia ed il reale: il poeta fa parte di tutto quello che mette in scena però, d’altra parte, osserva come un burattinaio i personaggi dei propri tratti. Nulla è lasciato al caso, tutto fa parte di un disegno ben preciso: è proprio qui la ricerca più densa dell’autore; non sembra nemmeno più bastare il verso, che le parole tramutano in qualcosa di diverso, quasi un dialogo con se stesso, o una scena in un palco. Pure nella descrizione di una donna su “tentativo di donna sull’orlo del pomeriggio”, il poeta sembra quasi parlare di se stesso, per la cura nei dettagli e nella presentazione di questa figura. E’ tutto regolare all’interno della scena, tutto trascina altro e si completa nell’insieme. Il linguaggio usato, così lineare nell’insieme, determina una consapevolezza ferma del proprio sentire poetico/critico verso la scrittura. La presenza, dunque, di una scrittura matura e contemplativa, domina tutti gli atti messi in scena.

Pier Maria Galli è nato nel 1962 e risiede a Orta San Giulio (Novara). Ha pubblicato su diverse riviste tra cui Fiera, Il Segnale, Bloc Notes, Alla Bottega, ecc. e nell’antologia Discorso Diretto (Ed. Canova). Le raccolte: Indizio (Ed. TAM TAM, 1987), Dilogia (Ed. del Leone, 1987), La parola, oltre i segni (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1988), L’istinto delle cose (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1989), Basso paesaggio (Quaderni di Poesia del Gruppo Fara, 1989), La trattoria modesta (in proprio, lulu.com), Di un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005) , Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005), Prima che sia autoritratto (Editrice Zona, 2008). Gestisce il sito http://piermariagalli.wordpress.com/
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Filadelfo Giuliano è il primo autore che apre la collana di ebook in doppia lingua, in questo caso “ceco-italiano”. Questa poesia si presenta come una poesia naturale, ritmicamente pacata, addolcita a tratti, e, nei contenuti, come una poesia del ricordo: le poesie sembrano dei piccoli tagli di vita passata, che ricordano luoghi, presenze, attimi, compresi tra la malinconia e la rassegnazione di un passato che non ritorna più. “Ricordare è sempre fatica“ dice il poeta, eppure il ricordo è la chiave centrale di questa breve raccolta. In questi brevi tagli fotografici c’è una miriade di luoghi diversi che ti proiettano ad est; le persone all’interno sembrano divise da una linea sottile che delinea i loro mondi: anche un figura importante come un padre è lontana “Ti vedo nella lontananza”. In questa naturale composizione di luoghi il poeta sembra però essere solo, anche se continuamente circondato da figure e personaggi, parti di una vita chiaramente attenta agli affetti ed al passato: “Se volgi lo sguardo al passato/non t’accorgi che sei rimasto solo”, alla ricerca di quell’io mancante che s’è fermato in un taglio più vecchio, in un tempo già passato “Con il cuore ti cerco nella nostra città di mare”. Il tutto è presentato con un linguaggio lineare, che a tratti sembra parlato ed a tratti fonte di una riflessione poetica che corteggia le sensazioni, con meno leggerezza.

Filadelfo Giuliano è nato a Catania. Vive e lavora a Vicenza. Nel 1988 ha pubblicato la raccolta di versi "Sognando di un’estate a venire" con cui ha vinto il premio Città di Fucecchio. Nel 2005, insieme a Vitezslav Vlček ha pubblicato la raccolta di poesie in lingua ceca e italiana "Solitudine autunnale". Nel 2008 è uscito il suo romanzo "Ritorno in Sicilia" con cui ha vinto il premio Portopalo-Più a Sud di Tunisi. Si occupa di letteratura ceca: tra i più importanti autori tradotti dal ceco Tomás Garrigue Masaryk, Karel Poláček a Sheila Och.
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Molto intima questa proposta di Francesca Pellegrino: non mancano le immagini di vita famigliare, della fanciullezza, di una bambina che a tratti sembra essere già donna che “non ha più ginocchia da sbucciare”, “in attesa di altri venti”. Vi si trova quindi questo duo “passato – futuro” che insieme completano la figura di una donna in crescita, ed una visione dentro quella nicchia famigliare che pare così naturale con le sue immagini: “l’orto della zia fresco di limoni e di basilico”, “è buono/briciola dopo briciola/il pane”, “mia madre risaliva per una conserva di pomodoro/su uno sgabello” e tanti scorci di questa vita quotidiana in movimento, che lei bambina, comprende come ricordi preziosi e troppo intimi da custodire “non ne feci/parola con nessuno”. Il linguaggio naturale della raccolta probabilmente è dovuto anche a questa leggera fanciullezza che la domina. Le immagini si susseguono come fossero parti di un lavoro fotografico, appunto delle polaroid veloci dentro i ricordi, che man mano scivolano dalle mani appena dette. Ed, una volta donna, di quella fanciullezza rimane solo la memoria, mentre “era freddo l’imperfetto/sullo sfacelo di rimmel che/colava - colava - colava ancora”.

Francesca Pellegrino è nata a Taranto nel 1974. Nell’aprile del 2006, entra a fare parte del wikismo collaborando al progetto wiki-poesia, curato da Andrea Galli e Carlo Trotta, dove ha pubblicato nel vol. 2 della wiki-poesia “La felicità è una piccola cosa”, ed è diventata co-curatrice del vol. 3. “Le solitudini di Aradollo”. Finalista per la seconda edizione del premio letterario IoScrivo di Giulio Perrone Editore, è presente in varie riviste letterarie, tra cui niederngasse e arpanet. Altre sue pubblicazioni e segnalazioni sono: 2008 - L’Enunciato - edita Libreria Padovana Editrice / Chelsea Editions, Padova / New York 2008; 2009 - Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni - editrice Kimerik; 2009 - finalista alla sesta edizione del Premio Turoldo.
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"E cosa rimane dei nostri occhi" è l’inizio della prima poesia di questo Ebook di Alessio Vailati; un inizio che s’accompagna un po’ in tutte le poesie, perchè è così che sembrano i personaggi dei suoi versi: fatti di nomi, di voci, di ciglia ma soprattutto di occhi. Gli occhi che ritornano sempre forse per il poeta sono lo specchio di quel qualcosa che va oltre il dire, oltre la percezione diretta tra due persone, nel tatto, nelle parole, nel sentirsi parte dell’un l’altro. Sono proprio quegli occhi, "come petali d’un fiore di cristallo", che "si chiuderanno" dando vita ad una serie di immagini che schiuse dal cuore, richiamano l’amore, l’appartenere alle cose, l’assumere di forme diverse. Come ogni cosa con "il giusto ordine: le case, i tetti" così anche "gli occhi" ritornano ancora come fossero oggetti assestanti di qualcosa che c’è, esiste, ma come unica parte d’un corpo solo.
La poesia di Vailati è una poesia della corruzione dei dettagli "che sbucano come se dal vapore o dal sogno" e danno vita ad un’intera e completa alienazione dei personaggi da quella scatola rigida di strade, case, vie, di guerra e fame, di nebbia quasi a celare molte cose dell’animo e del mondo. Qui la guerra non è solo parte del mondo, ma parte del poeta e del suo interlocutore sempre presente, come un duo preciso che si incarna nell’animo.

Alessio Vailati nasce nel 1975 a Monza, dove tuttora vive. Dopo aver portato a termine gli studi classici, si laurea in giurisprudenza. Alcune sue poesie su varie antologie, fra cui "Fotoscritture, immagini e poesie", "Verba Agrestia 2007", "Verba Agrestia 2008", "Il segreto delle fragole 2007","Stagioni" edite da Lietocolle e sulla rivista Specchio nella rubrica "Scuola di poesia". E’ coautore della raccolta poetica "Incanti e memorie" per Enrico Folci Editore (2007). Nel gennaio 2008 è uscito la silloge poetica "L’eco dell’ultima corda" per la casa editrice Lietocolle.
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Immagini crude, parole incastonate in versi tormentati, sensazioni e riflessioni carnali di una donna, parte di una guerra interiore e profonda ed, infine, di una guerra più grande: così si presenta la poesia di Iole Toini, autrice di penna di grande personalità. In questa raccolta ci si immerge in un’autrice matura, alla ricerca di un suono proprio: non manca l’uso di parole unite per creare un unico suono-senso, quasi fosse normale l’idea della “bombabambina”, “diavoladea”, “nuvolabiglia”, “manigrattacieli”. L’immagine della donna, un po’ bambina, un po’ madre in altri versi, un po’ amante e tormentata nell’insieme, viene ripescata continuamente per sottolineare l’appartenere a qualcuno o a qualcosa, anche nella quotidianità delle cose, come il momento di una “prima colazione”. A tratti questa donna è una “diavoladea” ed a tratti “Biancaneve”, poi somiglia ad “un’arancia”, diventa altrove “un sasso” e addirittura osservata come “un dio”. Questa donna camaleontica s’annida nel duo “amore-guerra” laddove vi si spiega sensualmente il possesso, e laddove il corpo cambia ed “un bozzolo chiuso e solo la seguita nel ventre”.
Vi sono anche altre chiavi di lettura di questa mini-raccolta della Toini, ma personalmente credo che i suoi versi richiedano sempre una riflessione approfondita sull’immagine della donna, importante figura che muove i versi come un burattinaio perfetto.

Toini Iole è nata a Darfo Boario Terme il 6 maggio 1965, vive sul Lago d’Iseo. Ha collaborato con la rivista “Qui - appunti dal presente ” di Milano. Ha vinto alcuni premi tra i quali il Concorso Nazionale di Poesia “Sci Club - Pieve di Soligo”, presidente onorario di giuria Andrea Zanzotto; ‘Il Lago Verde’ di Casazza (BG); il Premio Nazionale di Galbiate (MI) . E’ stata segnalata in concorsi quali il Montano di Verona, il Concorso di Poesia di Mezzago (MI), il Premio Città di Rimini. Due poesie sono state pubblicate su Gradiva.
Alcuni testi sono apparsi sulla rivista ‘Le voci della luna’ di Sasso Marconi (BO).
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