Liliana Zinetti - Due
“Il sogno è stato credere ai sensi/che volevamo infiniti.” – comincia così questa proposta poetica di Liliana Zinetti: un inizio che annuncia il desiderio di infinità, quanto la visione di un mondo che pare impossibile, un sogno appunto; sembra vi sia un’antitesi già sul nascere. Ne susseguono una serie di immagini che sanno di casa, di amore, di conflitto interiore e di tormento amoroso: l’amore è sempre racchiuso tra “i giorni della pioggia”, nelle “notti della neve… che chiudeva le porte”, in uno “schianto di nuvole”, dentro una “casa dismessa dalla luce”. Ritorna sempre la neve sui “tulipani”, “sulle tazze di latte”, quasi a lasciare immutato qualcosa che dovrebbe vivere o avere intorno vita. Fa tutto parte di un quadro invernale, ma le cose, le dita, i volti non sono parte dell’inverno ma è come se l’inverno fosse in loro. L’amore quindi è visto come negazione di qualcosa di puramente vivo e lucente, o forse è semplicemente grazie all’amore che il resto tutto intorno pare freddo al confronto? La poetessa di certo pare lasci poca speranza all’amore di mostrarsi diversamente: “Misuravi le distanze/rabbrividendo piano/tra l’inverno e l’urlo.” Pure la casa sembra urlare di fronte a queste “solitudini che si affollavano” tra i “soffitti alti” ed “i tamburi alle pareti”. Fa parte tutto di un quadro sofferente dove i personaggi osservano immutabili la loro distanza, la loro stessa solitudine. Anche un gesto così famigliare e d’unione come lo spezzare del pane, sembra dovuto alla “quieta disperazione”. E’ tutto tormentato, come fosse parte di qualcosa che non vuole reggersi in piedi, se non per cadere di nuovo.
Liliana Zinetti è nata nel 1954 a Casazza (BG), dove tuttora vive. E’ ideatrice e promotrice del Premio di poesia “Il lago verde”. Le sue poesie sono state pubblicate in diverse antologie e riviste, tra le quali Le Voci della luna, Poesia, Soglie e in rete. Tra le pubblicazioni: Volo di terra, Lietocolle, 2004 - 3° premio Antica Badia di San Savino 2005, finalista al Gaetano Viggiani 2007; L’ultima neve, Lietocolle, 2007 - 3° premio Città di Salò 2007 , il 4° premio San Domenichino e Antica Badia di San Savino 2008, 1° premio Violetta di Soragna 2008, finalista al Gaetano Viggiani 2009; Una poesia, plaquette Pulcinoelefante, 2008.
Gestisce un blog di poesia : http://spaziozero54.splinder.com




aprile 5th, 2009 at 10:20
Do il benvenuto a Liliana, che grazie anche a questa collaborazione ho imparato a conoscere di più…
Complimenti a lei e tanti in bocca al lupo per la sua poetica.
Spero la mia breve lettura alle sue poesie si addica al suo sentire!
Anila
aprile 5th, 2009 at 10:59
ed io ringrazio Anila per la pazienza dimostrata di fronte alle mie incertezze e alla mia impulsività.
Un lavoro che Anila fa con vera passione , cosa rara in questi tempi di indifferenza e superficialità.
La tua lettura, Anila, coglie perfettamente il quadro d’insieme e così era nelle mie intenzioni…. una lieve oscurità per proteggermi. O per non inabissarmi, non so.
Grazie,
liliana
aprile 5th, 2009 at 14:00
Ho scaricato l’e-book e, sebbene abbia solo avuto tempo di dargli un occhio veloce, anche solo questo breve sgaurdo mi riconferma che la poesia di Liliana mi entra assolutamente nelle corde.
Per quel suo timbro dolce sommesso carico di intensità emotiva, dove l’ascolto apre a ventaglio ogni più piccolo istante, lo rende limpido, di una purezza a volte dolorosa.
Seguo Liliana da un paio di anni, e in questo breve tempo ho percepito con forza la sua spinta in avanti, una ricerca che trova ogni volta riprova del suo vivo talento.
Ciao Anila e Lil e tutti
aprile 6th, 2009 at 11:44
Ciao Liliana è la prima volta che incontro la tua poesia e ringrazio questa iniziativa che mi fa arrivare nuova conoscenza, nuova bellezza.
Ti lascio le mie impressioni su “i giorni del sole fermo”.
Hai la capacità di personificare i sentimenti colorandoli nella stretta inscindible che unisce senso e carne, la compiutezza che ci rappresenta.
Sento affini le personificazioni della natura (”occhi degli alberi”), i riferimenti al corpo come prima barriera per la percezione (e la carnalità tutta, il sangue, la vita con cui dai voce alla tua poesia) e il panismo di una barriera fisica/sensoriale/emotiva che continuamente tende a dissolversi (nel vento, nella natura) e a ricostruirsi.
Ho riconosciuto la tua capacità di sentire il gusto delle parole e di saper creare spirali di senso che vanno dal corpo alla mente, dalle cose alle sensazioni.
Anche i paesaggi sono espressioni dei tuoi occhi e sono disegnati in modo personale e sempre raffinato (anche la carnalità è raffinata in delle buone mani).
Ho scoperto una poetessa dotata di ottime doti e che sa legare cultura (immagino molte molte letture poetiche) e sentire in un dire che si fa raffinato e personale.
Molto bello questo “Ebook”.
p.s. Retrogusto: sedimentata la grazia apre un varco di dolcezza nel lettore toccando alcune di quelle corde che, infine, sappiamo chiamare solo emozione.
aprile 7th, 2009 at 10:10
Iole, che dire se non grazie della tua lettura (veloce, eh il tempo sempre rincorso) e del tuo commento?
Maeba, felice che l’emozione sia arrivata (e non l’emotività che pure è una mia costante). E’ tra queste due spinte che i miei scritti tentano un equilibrio, difficile, a volte faticoso.
Ho detto equilibrio, ma forse impropriamente, diciamo il mio ordine nel caos, che contempla a volte lo scarto netto nel verso. e un certo irrigidimento per i confini insuperabili del dire. La natura sì, è sempre presente, sarà per le mie origini e perchè trovo che quanto ci circonda sia il paesaggio al quale siamo strettamente e indissolubilmente legati, una sorta di interlocutore silente che ci dà il ritmo del nostro viaggio.
Letture, ci provo, tra ore che scorrono veloci nelle mille incombenze quotidiane.
Grazie.
Un saluto alla paziente:) Anila e a Iole e Maeba
liliana
aprile 7th, 2009 at 11:16
Grazie a Iole e Maeba per la loro preziosa lettura a questo ebook di Liliana!
Mi fa molto piacere che lei venga letta e apprezzata come merita.
Personalmente più la leggo e più l’avvicino al mio modo di sentire la parola e vedere la poesia.
Un abbraccio a tutte!
Anila
aprile 9th, 2009 at 09:40
vorrei esprimere il mio apprezzamento per questo lavoro di Liliana, molto convincente. In questi ultimi anni ho trovato alcune voci femminili capaci di superare una vena innata di romanticismo per scavare più a fondo, e anche duramente. Su alcune mi sono ricreduto, altre hanno scambiato l’anima con il corpo, che in tanti lavori è diventato topico, come se avessero somatizzato il dolore in una parola. Ma sono sempre rimasto convinto che la più alta soglia del dolore delle donne, la loro capacità di spendere molto nell’amore e negli affetti, fosse quello che fa veramente la differenza, anche in poesia.
un saluto
aprile 9th, 2009 at 14:33
Grazie, Giacomo.
ciao
liliana
aprile 12th, 2009 at 14:44
La neve cela il desiderio della metamorfosi, la natura solidale vorrebbe spingere alla trasformazione, la forza dell’ansia di stabilità è in alternanza d’equilibrio con il bisogno di cambiare, rigenerarsi, rifiorire. Sotto la neve c’è il pane, il profumo del suo lievito, la pena di spezzarlo.
Le opposizioni scandiscono la forma delle cose, delle esperienze, degli incontri, delle identità, in una notte intatta e lunga che blocca il sole e le ragioni d’essre felici.
La voce che rappresenta questo scenario ha la delicatezza trascinante di una lucida armonica ribellione, antica perché femminile, nutrita dalla valenza linguistica meditata e alta, dalla capacità di entrare in comunicazione con il vissuto di chi legge e di dargli una ulteriore ottica di riflessione.
Con i miei complimenti, un ssluto.
Erminia
aprile 13th, 2009 at 18:25
Ri-fiorire, sì, trasformare il dolore, perlomeno acquietarlo un poco quando non paiono esserci soluzioni. Vi sono parole chiave disseminate qua e là, ma la sola mano che può aprire la porta sull’esatto significato, che tocca nel vivo un dramma personale, è la mia. Almeno, questa era la mia intenzione al momento della stesura.
Grazie Erminia, davvero
Un saluto a tutti
liliana