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Clepsydra Edition
Creazione di Ebook senza scopi di lucro. Inviaci il tuo lavoro in visione!

Trasferimento sito

 

La redazione di Clepsydra Edizioni è lieta di annunciarvi che è stato creato apposta un sito per l’editrice.

www.clepsydraedizioni.com

Questo sito verrà mantenuto perchè tutti possano vedere com’è nata Clepsydra. Sulla nuova pagina abbiamo dovuto spostare i commenti con un semplice copia incolla perchè per il dominio del sito abbiamo utilizzato una piattaforma completamente diversa da altervista. In questo luogo invece verranno chiusi tutti i commenti e la possibilità di interagire coi singoli post, che speriamo possiate fare direttamente sul nuovo sito.

Per chi si aspetta di avere gli aggiornamenti via mail, manderemo l’iscrizione ai nuovi feed del nuovo sito, che potete attivare tramite la email che vi arriverà dai nostri feed.

Sperando di fare una cosa gradita a tutti,

La Redazione

 

Asma Gherib - Senza di te

 

E’ triste l’inverno degli uomini” – così s’esprime Asma Gherib in una delle sue poesie, continuando la nostra collana di poesia in doppia lingua e, precisamente, italiano-arabo. Molto si sente in questa poetessa l’influenza della scrittura araba, con tutti i suoi intensi richiami e le frequenti domande retoriche che creano un’atmosfera anche molto aulica. Sembra che la voce della poetessa dia risposte spirituali ai suoi personaggi, come fosse una presenza superiore che ha la possibilità di incontrarsi con angeli o dei: “Cos’è la vita?/Mi chiese ieri/un angelo notturno.” In tutti i suoi tratti, questa poesia pare molto materna, richiamando continuamente immagini femminili o che richiamano la donna e quello per cui la donna è nata: il feto, il ventre gravido, la madre. Altro tratto importante nella sua poesia è l’uso del tu imperativo, col quale la poetessa sembra quasi immedesimarsi ad un oracolo che porta le persone alla retta via in alcuni casi, ed in altri sembra voler proteggere o proteggersi dal dolore umano, talvolta parlando ad un figlio, talvolta a se stessa, chiedendosi sul senso della vita e sul dolore. Il tutto viene fatto con i tratti di una poesia intensamente vocativa, seppur molto lucida e trasparente: il linguaggio usato è di sintassi semplice e chiara, scelta dettata più dalla volontà di trasmettere un messaggio al lettore, che a sorprendere.

 

 

Nata in Marocco, Asma Gherib è una scrittrice, poetessa e traduttrice residente in Italia. Laureatasi in Lingue e Letterature Straniere a Palermo, e poi il Master Internazionale in Studi Islamici sui Paesi Arabi ed Africani, svolge attività di dottorato In Civiltà, Culture e Società dell’Asia e dell’Africa. Nel 2008 fonda la rivista araba online NOSTALGIA, dirige la sezione italiana del portale arabo ATIDA (Arabic Translation and Intercultural Dialogue Association). Tra il 2007 ed il 2008 insegna lingua e cultura araba presso l’Istituto di Formazione Politica Arrupe e cura la traslitterazione italiana dell’opera araba “L’Islam: Storia Mondiale” dello scrittore egiziano Gamal Abdel Karim, edita dalla Casa Editrice Abbadessa. In seguito, traduce in arabo La riva opposta, di Fabiano Alborghetti, poi dall’arabo Sotto un cielo tiepido di Brahim Darghouthi, Le ali della speranza di Nidal Hamad, Città abitate dal mare di Mohammed Najib e Testi arabi edito da Casa Editrice palestinese Mina al- Munit llà al-Khalij. Nel 2008 diventa Membro onorario del Centro Mediterraneo degli Studi e delle Ricerche (Tangeri, Marocco) e nel 2007, viene premiata dalla WATA (World Association of Arab Translators and Linguistis) come migliore traduttrice, diventando membro del consiglio direttivo del centro arabo dedicato ai letterati scomparsi.  Nel frattempo partecipa anche ad antologie in lingua araba curati da Munir Mezyed e da Said Boukrami .Dà il suo contributo al dizionario biografico dedicato alle Siciliane, curato da Marinella Fiume e pubblicato da Emanuele Romeo. E’ responsabile della redazione della rivista italiana, in lingua araba, Le luminarie.

Collana Ebook “Poe-Foto”

 

Dopo un’attenta riflessione e una discussione a riguardo tra i collaboratori, abbiamo deciso di aprire una collana di Ebook dedicata alla fotografia, associata a didascalia o poesia breve. Per poterla proporre, abbiamo creato un formato default da utilizzare per gli ebook: non è da considerare ovviamente il numero delle poesie e delle fotografie messe sul format, che ovviamente verrà ben definito in una pagina “invio foto-poesia” che verrà inserita a breve. Il format è semplicemente illustrativo sul tipo di ebook che si verrà a creare, senza tenere conto del numero del fotografie o dei testi inseriti.
Speriamo che anche questo progetto possa suscitare interesse, soprattutto agli autori che dedicano tanto lavoro alla fotografia, in ambito di ricerca e post-produzione in questo campo.
Ogni lavoro proposto, come nel caso degli ebook di poesia, dovrà essere visionato dalla redazione che deciderà di pubblicare o meno il tutto su Ebook.
 
 

 

 

Liliana Zinetti - Due

 

Il sogno è stato credere ai sensi/che volevamo infiniti.” – comincia così questa proposta poetica di Liliana Zinetti: un inizio che annuncia il desiderio di infinità, quanto la visione di un mondo che pare impossibile, un sogno appunto; sembra vi sia un’antitesi già sul nascere. Ne susseguono una serie di immagini che sanno di casa, di amore, di conflitto interiore e di tormento amoroso: l’amore è sempre racchiuso tra “i giorni della pioggia”, nelle “notti della neve… che chiudeva le porte”, in uno “schianto di nuvole”, dentro una “casa dismessa dalla luce”. Ritorna sempre la neve sui “tulipani”, “sulle tazze di latte”, quasi a lasciare immutato qualcosa che dovrebbe vivere o avere intorno vita. Fa tutto parte di un quadro invernale, ma le cose, le dita, i volti non sono parte dell’inverno ma è come se l’inverno fosse in loro. L’amore quindi è visto come negazione di qualcosa di puramente vivo e lucente, o forse è semplicemente grazie all’amore che il resto tutto intorno pare freddo al confronto? La poetessa di certo pare lasci poca speranza all’amore di mostrarsi diversamente: “Misuravi le distanze/rabbrividendo piano/tra l’inverno e l’urlo.”  Pure la casa sembra urlare di fronte a queste “solitudini che si affollavano” tra i “soffitti alti” ed “i tamburi alle pareti”. Fa parte tutto di un quadro sofferente dove i personaggi osservano immutabili la loro distanza, la loro stessa solitudine. Anche un gesto così famigliare e d’unione come lo spezzare del pane, sembra dovuto alla “quieta disperazione”. E’ tutto tormentato, come fosse parte di qualcosa che non vuole reggersi in piedi, se non per cadere di nuovo.

 

 

 

Liliana Zinetti è nata nel 1954 a Casazza (BG), dove tuttora vive. E’ ideatrice e promotrice del Premio di poesia “Il lago verde”. Le sue poesie sono state pubblicate in diverse antologie  e riviste, tra le quali Le Voci della luna, Poesia, Soglie e in rete. Tra le pubblicazioni: Volo di terra, Lietocolle, 2004 - 3° premio Antica  Badia di San Savino 2005,  finalista al Gaetano Viggiani  2007; L’ultima neve, Lietocolle, 2007 - 3° premio Città di Salò 2007 , il 4° premio  San Domenichino e Antica Badia di San Savino 2008, 1° premio Violetta di Soragna 2008, finalista al Gaetano Viggiani 2009; Una poesia, plaquette Pulcinoelefante, 2008.                                    
Gestisce un blog di poesia : http://spaziozero54.splinder.com

Giacomo Cerrai - Sinossi dei licheni

 

non c’è ruggine che s’allarghi/come i licheni bruni e nell’opaca/lucentezza”: particolare questa raccolta che propone Giacomo Cerrai. La poesia in questo caso sembra disegnare un mondo stabile, fin troppo fermo, tanto da presentare uno strato di licheni che fa da “ruggine” alle cose, agli oggetti, persino alle persone ed ai loro sentimenti. Nel tratto “noto ora i licheni,/sulla tua bocca” è appunto una persona l’“elemento” che sembra talmente immobile da diventare dimora di uno strato di licheni. Questo stato di abbandono o relativo desiderio di immobilità è descritto con espressioni di disagio, un disagio che diventa quasi “isterico”: “Sì, per questo sorrido e subito/dimentico.” Il poeta non si capacita con la visione di questo mondo, ma al tempo stesso prova uno stato particolare di beatitudine che però si perde subito. Pure il sorriso viene dimenticato. Non solo le cose vengono lasciate a se stesse, ferme, immobili, ma anche il sorriso del poeta è qualcosa che poi fugge: nulla ritorna come prima. “Niente importuna i licheni/nella loro nicchia.” – nulla sembra dare altra voce da sconvolgere questo stato impossibilitato a cambiare. Questo strato di licheni può essere interpretato come una denuncia all’immobilità dei sentimenti, ad un mondo privo di emozioni, ad una vita magra di stimoli e senza desideri o vitalità. O forse, in questo caso, si azzarda troppo.

 

 

Giacomo Cerrai è nato a S.Giuliano Terme (Pisa) nel 1949. Ha studiato a Pisa, dove abita e lavora, e dove si è laureato in Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea con Silvio Guarnieri. Ha pubblicato una raccolta poetica, Imperfetta Ellisse (Accademia Casentinese di Lettere, Arti e Scienze) e una silloge autoprodotta, La ragione di un metodo (Lulu.com). Ha collaborato in passato a "Private", rivista di fotografia e scrittura, è uno degli autori del volume dedicato a Cesare Pavese "AA.VV. - Cesare perduto nella pioggia" a cura di Massimo Canetta, Di Salvo Editore Napoli, e della antologia "Vicino alle nubi sulla montagna crollata", a cura di Luca Ariano e Enrico Cerquiglini, Campanotto Editore.
Gestisce il blog “Imperfetta Ellisse” (http://ellisse.altervista.org). Suoi testi sono reperibili in vari siti, come “La poesia e lo spirito”, “La dimora del tempo sospeso”, “Oboe sommerso”, “Via delle belle donne”.
La presente è una sezione di un lavoro inedito più vasto, che l’autore sta lentamente elaborando.


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